Con questo termine vengono identificate in modo generico tutti quegli eventi che comportano movimenti di terreno indotti dall’acqua più o meno abbondante.
In realtà all’interno di questa generica definizione sono comprese: frane di terra o roccia, colate a sviluppo rapido di detriti o di fango (debris flow), alluvionamenti.

L’argomento è quindi assai complesso e articolato, difficilmente sintetizzabile in poche righe.
Pur tuttavia, in questa sede si vuole dare alcuni spunti informativi ed alcune indicazioni sull’approccio alla problematica.

I due elementi fondamentali che guidano le frane in generale sono l’acqua e la forza di gravità. Infatti, in ambienti aridi le frane sono quasi sconosciute, come nelle aree pianeggianti.
I vari dissesti sopra elencati di distinguono per la tipologia di terreno coinvolto e per la quantità d’acqua in gioco.

Indicativamente le colate rapide di detriti o di fango sono caratterizzate da una frazione liquida (acqua) che è ben superiore alla frazione solida (terreno). Mentre nelle frane la frazione solida è sempre ben superiore alla frazione liquida.

Le cause dei dissesti idrogeologici possono essere naturali o antropiche.
Cause naturali: il terreno si muove perchè sottoposto a condizioni climatiche assai differenti a quelle di origine, per esempio abbondanti precipitazioni piovose, abbondanti nevicate.
Cause antropiche: esecuzione di movimenti terra che inducano tagli di versanti, costruzione di opere edilizie che comportano forti sovraccarichi su versante, opere idrauliche lesionate o non correttamente eseguite che comportino una concentrazione di acqua nel sottosuolo.

Questi fenomeni avvengono comunemente in natura, ma sono presi in considerazione solo quando interessano direttamente le infrastrutture e/o le opere edilizie.

Pertanto, quando si viene coinvolti da un dissesto idrogeologico significa che in qualche modo l’attività umana si è messa nelle condizioni di subirlo o per necessità (es. tracciati stradali senza alternative) o per ignoranza (non è stato previsto in fase costruttiva).

Certamente gli eventi meteorologici negli ultimi decenni sono cambiati, e la tendenza è verso eventi intensi di tipo temporalesco e di breve durata. Di questo si dovrà tener conto.
Purtuttavia, va ricordato che in molti casi l’espansione urbanistica ed infrastrutturale degli ultimi decenni è stata la più grande della storia dell’uomo, di conseguenza anche il valore in gioco è molto elevato, per cui ogni evento naturale, anche se piccolo o ben gestito, può comunque diventare un problema.

Ovviamente nei casi in cui un’attività antropica cieca e presuntuosa (per ignoranza o altro) si mescola a condizioni geologiche delicate, cioè predisponenti il dissesto, gli esiti possono essere catastrofici.

Il dissesto idrogeologico può quindi essere previsto, almeno per quanto riguarda le condizioni predisponenti.
Gli interventi di prevenzione o di sistemazione dei dissesti sono molteplici, e si differenziano sia per tecnologia dei materiali impiegati (drenaggi, pali, chiodature, paratie, iniezioni, ecc…), sia per le azioni che producono (riduzione dell’acqua nel terreno, contenimento, miglioramento delle proprietà dei terreni ecc…).

Interventi sbagliati possono però vanificarne l’efficacia o addirittura peggiorare la situazione. Pertanto, prima di qualsiasi intervento, è sempre di fondamentale importanza la ricostruzione di un modello geologico e geotecnico del terreno a cura di un tecnico del settore (geologo, geotecnico), come per altro previsto anche dalla normativa vigente (Norme Tecniche per le Costruzioni DM 14/01/2008). Questi studi potranno avere differenti gradi di approfondimento in funzione della problematica in esame, ma sono di fondamentale importanza soprattutto in fase previsionale delle opere edilizie.